Un certo Signor G

Prosegue la tournèe teatrale di 'Un certo Signor G', con Neri Marcorè. Oggi, 9 marzo 2010, la replica pomeridiana straordinaria riservata alle scuole.

 
Teatro dell’Archivolto
in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber

Un certo signor G

dall'opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
con Neri Marcorè

al pianoforte Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger
elaborazione musicale Paolo Silvestri

scene e costumi Guido Fiorato
luci Aldo Mantovani

regia Giorgio Gallione

assistente alla regia Giovanni Badino
assistente scene e costumi Lorenza Gioberti
direttore di scena Fabrizio De Sanctis
fonico Rinaldo Compagnone
elettricista Maurizio Macioce

“Un certo signor G” è l’occasione per rileggere, rivisitare, re-interpretare l’opera di Giorgio Gaber. A più di 35 anni di distanza (Il signor G nasce nel 1970), con mano libera e pudica, ci siamo accostati ad un personaggio, ad uno stile, ai contenuti e ai linguaggi di un artista geniale ed innovatore, sempre autonomo e fedele a se stesso.
Il ‘nostro Signor G’ è un’esplorazione nel beffardo, paradossale, buffonesco mondo di questa maschera di uomo comune che si interroga, comicamente impotente, sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell’imbecillità e del qualunquismo. Per questo ci siamo ispirati, riproponendole e rimontandole, alle prime esperienze teatrali di Gaber, quelle di Dialogo tra un impegnato e un non so, Far finta di essere sani, Anche per oggi non si vola (siamo tra il 1970 e il 1974), fino all’ultimo disco del 2003, rifacendoci sempre, anche stilisticamente, alle forme del ‘teatro canzone’, invenzione gaberiana continuamente perfezionata nel corso di vari spettacoli, geniale intreccio di monologhi e melologhi, musica e canzoni.
Neri Marcorè è il signor G più di trent’anni dopo; solo sul palcoscenico, accompagnato da due pianiste, Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger, nella magistrale elaborazione musicale, quasi concertistica, di Paolo Silvestri, a riscoprire un’opera, quella di Gaber e Luporini, da considerare un’invenzione senza tempo di scadenza, un classico moderno che tra ironia, malinconia, istanze civili e comico paradosso si interroga sui destini dell’uomo moderno, in bilico tra utopia, impotenza, razzismo, amore, consumismo, paura e sogno. Un individuo che rischia di perdere i pezzi e che soffre, ci dice Gaber, dei mali più comuni e alla moda: nevrosi acuta, condizionamento totale, visione delle cose vicino allo zero: una persona normale insomma.

Giorgio Gallione

 

"Quattro estati fa Dalia Gaberscik, venuta a sapere del mio amore per Gaber, mi ha chiesto di partecipare al festival dedicato a suo padre che si svolge a Viareggio ogni anno. E’ stata una grande emozione per me, soprattutto cantare "Il dilemma" sull’accompagnamento della sua band storica. Forse è stato quest’antefatto a portare a “Un certo signor G”, nella quale interpreto a modo mio le canzoni e i monologhi dell’impareggiabile artista milanese: qualche mese dopo, infatti, Giorgio Gallione, regista col quale avevamo da poco messo in scena “La lunga notte del dottor Galvan” di Daniel Pennac, con la produzione del Teatro dell’Archivolto di Genova, mi proponeva questa sfida ardua e affascinante, coi favori della stessa Dalia e di Paolo Dal Bon, presidente della fondazione Gaber.
Abbiamo scelto di riportare in scena il mondo di Gaber, la sua musica, le sua ironia, la sua capacità di interrogarsi senza sosta sulle contraddizioni dell’individuo rispetto all’amore, la società, la libertà, la politica, con le sue paure e le sue aspirazioni, urlandole con la potenza dell’invettiva o sussurrandole col tarlo dell’introspezione.
Abbiamo provato a realizzare un progetto partendo da una passione autentica e seguendo quel filo che secondo noi lui stesso, insieme al prezioso compagno di scrittura Sandro Luporini, usava per cucire i suoi spettacoli, in un susseguirsi di monologhi e canzoni tratte dal suo immenso repertorio che va dalle prime esperienze teatrali de “Il signor G” agli ultimi dischi in studio. Nella scena realizzata da Guido Fiorato sarò in compagnia di due pianiste, Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger, che eseguiranno gli arrangiamenti originali elaborati da Paolo Silvestri.
Tutto il resto è Gaber".

Neri Marcoré

 


Le canzoni di UN CERTO SIGNOR G

 

Prima ricorrenza: il signor G nasce
(da Il signor G 1970)

L’ingranaggio
(da Dialogo tra un impegnato e un non so, 1972)

C’è un’aria
(da Il Teatro Canzone '93, 1993)

L’odore
(da Anche per oggi non si vola, 1974)

La nave
(da Far finta di essere sani, 1973)

Il narciso
(da Anche per oggi non si vola, 1974)

Quando sarò capace d’amare
(da E pensare che c’era il pensiero, 1994)

Il dilemma
(da Anni affollati, 1980)

Si può
(da Libertà obbligatoria, 1976)

Io non mi sento italiano
(dal disco Io non mi sento italiano, 2003)

Quello che perde i pezzi
(da Far finta di essere sani, 1973)

Se ci fosse un uomo
(da Gaber 1999/2000, 2000)


 




 COMMENTI

Ho avuto la fortuna di assistere all'ultima serata di "Un certo sig. G."
Grazie a Neri, Silvia e Vicky tre impareggiabili interpreti di quanto Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno creato con la loro arte.
Grazie alla Fondazione e a tutti coloro che in essa collaborano per mantenere presente e attiva l'espressione del pensiero di questi due uomini, che hanno saputo così bene rappresentare il mondo in cui siamo, purtroppo pigramente, immersi.
E' vero, il tempo è il giudice che mette ordine, sceglie, salva ciò che veramente vale. Giorgio ed i suoi amici resteranno con noi per molto tempo ancora e saremo in buona compagnia.
da "Cesare Frigo", sab 03/04/10

Ciao a tutti!
mi piacerebbe sapere se lo spettacolo "Un certo signor G" continuerà il tour anche a aprile-maggio e se è possibile trovare un calendario con le date.
grazie ciao!
da "Andrea", lun 22/03/10

Ho visto Neri Marcorè l'anno scorso a Rimini e tornerei a vederlo volentieri ovunque. C'è un disperato bisogno di riflettere, anche a teatro, oggi. Le logiche di mercato danno spazio ad improbabili protagonisti, capaci di fare il pieno solo perchè visti in televisione o nelle riviste patinate di gossip.
Giorgio faceva sempre il pieno senza che nessuno parlasse di lui, anzi con molti che parlavano male di lui, che da quel mercato si era tirato fuori.
Marcorè affronta Gaber con la necessaria personalità, ma direi a volte con umiltà, quasi scusandosi di recitarlo un po' a modo suo, com'è comprensibile e naturale. Ma come Giorgio diceva, quando hai mangiato un'idea, quando l'hai digerita (ricordate "Le cipolle"?) e l'hai fatta tua, allora puoi renderla come credi, perchè la renderai al meglio senza temere confronti con l'originale.
Grazie all'Associazione per poterci permettere ancora di misurarci con Gaber, la sua persona, il suo pensiero.
un gaberista
da "Franco Cesaroni", dom 21/02/10


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